
lunedì, dicembre 20, 2004
giovedì, dicembre 16, 2004
Pausa di riposo dopo la laurea
Dopo essermi finalmente laureato il 7 dicembre, ho preso una pausa di riflessione da questo blog, nell'attesa, il 10 gennaio, della mia partenza per Chicago, per un anno intero.
Cercherò di capire come rendere questo mio spazio il più cominicativo possibile.
martedì, novembre 23, 2004
Fra poco più di un mese: Chicago

lunedì, novembre 22, 2004
Signor Presidente, è così che La voglio
lunedì, novembre 15, 2004
Sapete di che cosa parlate? (Nella migliore delle ipotesi)
mi rivolgo a voi con tanto spirito costruttivo e con altrettanto spirito polemico!
Sapete i motivi per i quali protestate su ogni cosa?
Perchè sabato avete fatto sciopero per manifestare le vostre ragioni (quali?) contro il vertice della Nato (sapete cosa sia?) che si svolge al Lido di Venezia in questi giorni?
Perchè oggi avete scioperato (professori e studenti) contro la Riforma Moratti? (Sapete cosa dica tal Riforma?) Perchè non proponete qualcosa voi con vostre IDEE invece di contrapporvi solo con SLOGAN?
Perchè perchè e ancora perchè?
Io prego per trovare qualcuno di sinistra con il quale discutere civilmente mettendo in campo idee, proposte, critiche che non siano tutte argomentazioni pretestuose e false.
Caro amico di sinistra, se ci sei batti un colpo!
sabato, novembre 13, 2004
Mentana, un grande!
venerdì, novembre 12, 2004
Il simbolismo di un giorno
giovedì, novembre 11, 2004
Nasiriyah, 12 novembre 2003 - Un anno dopo
Caduti:
Capitano Massimiliano FICUCIELLO
Sottotenente Giovanni CAVALLARO
Sottotenente Enzo FREGOSI
Sottotenente Filippo MERLINO
Sottotenente Alfonso TRINCONE
Maresciallo Aiutante s. UPS Massimiliano BRUNO
Maresciallo Aiutante s. UPS Alfio RAGAZZI
Maresciallo Capo Daniele GHIONE
Maresciallo Capo Silvio OLLA
Brigadiere Giuseppe COLETTA
Brigadiere Ivan GHITTI
Vice Brigadiere Domenico INTRAVAIA
Appuntato Horatio MAIORANA
Appuntato Andrea FILIPPA
Caporal Maggiore Capo Scelto Emanuele FERRARO
1° Caporal Maggiore Alessandro CARRISI
Caporal Maggiore Pietro PETRUCCI
Dottor Stefano ROLLA
Signor Marco BECI
Settimana dura
Settimana davvero dura, ieri ho passato il mio ultimo esame, a dicembre finalmente mi laureo, a gennaio Chicago.
Ora potrò dedicarmi di più alle mie cose, ad esempio proposte dal Ginepro dei miei pensieri.
venerdì, novembre 05, 2004
Guardiamola bene
Concordo con tutti quelli che affermano come questa divisione in due sia solo per i commentatori che in questi giorni hanno mal di pancia!
giovedì, novembre 04, 2004
Siamo già alla beatificazione preventiva?
Foto dal Corriere della Sera, che da il via all'ufficiale beatificazione preventiva di quest'uomo!
Le voci che circolano dicono che sia in coma irreversibile, certo che questo novembre 2004 è iniziato davvero con molti avvenimenti che potrebbero cambiare il mondo, si sente nell'aria una nuova ventata di speranza e di ottimismo!
Vedremo fra qualche mese Bush con Sharon e Abu Mazen?
Chissà per ora prepariamoci alla beatificazione (o direttamente alla santificazione?) di Arafat, speriamo che almeno il popolo palestinese sappia reagire nel modo migliore, che si decida a sedersi sul tavolo della pacificazione.
mercoledì, novembre 03, 2004
Oh gurda, ha vinto Bush!
"We are convinced that President Bush has won re-election," Andrew H. Card Jr., the White House chief of staff, said shortly before dawn.

martedì, novembre 02, 2004
sabato, ottobre 30, 2004
Cnn: Arafat ha perso le facoltà mentali
Al cinema al venerdì: The Village

Scheda
venerdì, ottobre 29, 2004
Venerdì 29 ottobre 2004: la Costituzione Europea
Non tornerà più!
Arafat è arrivato in Francia. Non tornerà mai più in Palestina.
Finalmente pace per i due popoli?
giovedì, ottobre 28, 2004
Palestinesi, perchè amate quest'uomo?
mercoledì, ottobre 27, 2004
Un vero uomo, il suo nome resterà nei libri di storia
Ecco Ariel Sharon, un vero eroe, un capo che resterà per sempre nei libri di storia e dalla parte di chi è un Giusto!
Putroppo l'approvazione avvenuta ieri, 26 ottobre 2004, non ha avuto il giusto risalto nei media, come avvenne per le storiche elezioni di qualche settimana fa in Afghanistan!
Mi chiedo, perchè?
Comunque nella storia non resteranno gli editoriali o i pezzi del telegiornale, ma le scelte sofferte e coraggiose come quella presa ieri da Ariel, il Premier israeliano!
Ora spero che anche i "Giusti" di Palestina si facciano avanti!
venerdì, ottobre 22, 2004
A che punto siamo arrivati, questi gip...
Appello a Ciampi contro l’ignominia
Presidente, intervenga per impedire a un gip di sfasciare l’unità nazionale
Signor presidente della Repubblica, le chiediamo nella sua qualità di garante dell’unità nazionale e di presidente del Consiglio superiore della magistratura di intervenire nell’increscioso caso sollevato da un gip di Bari a proposito di alcuni italiani che sono stati sequestrati in Iraq e tenuti come maiali in un porcile per alcune settimane, fino alla loro liberazione manu militari. Le chiediamo di restituire pienamente l’onore civile a Fabrizio Quattrocchi, uno di loro, che è stato assassinato dai terroristi islamisti in nome della loro guerra santa contro ciò che noi siamo, contro i nostri alleati occidentali, contro i nostri soldati, civili e carabinieri morti a Nassiriyah. Le chiediamo di dire parole alte e forti contro ogni ambiguità, anche quelle derivate da un eventuale esercizio automatico e burocratico della legge, nel caso di un nostro connazionale come Quattrocchi, morto fucilato gridando ai fucilatori: “Adesso vi faccio vedere come muore un italiano”. Ella sa bene, signor presidente della Repubblica, che siamo abbastanza adulti da sapere che in Italia l’azione penale è obbligatoria e che il gip di Bari rivendicherà di avere qualificato come “mercenari” o “fiancheggiatori” o “gorilla” della coalizione occidentale in Iraq gli ostaggi italiani in base a strette regole del codice penale, che gli imporrebbero di indagare in merito e di qualificare come reato i metodi di arruolamento del personale di sicurezza a contratto privato nel teatro di guerra iracheno. Ma ella sa anche benissimo che non esistono atti, parole, motivazioni di comportamenti pubblici privi di conseguenze sulla comunità nazionale. E che se è cominciata la caccia giudiziaria al “mercenario”, cioè all’italiano che va a lavorare e a rischiare in quel paese dalla stessa parte dei nostri militari, e per gli stessi scopi di protezione della ricostruzione e della pacificazione, la conseguenza non può che essere una profonda e divisiva spaccatura nell’opinione della nazione su una questione di principio che tocca a lei tenere saldamente in pugno. Fabrizio Quattrocchi è stato un buon italiano ucciso dal nemico, come Enzo Baldoni, e sta a lei riaffermarlo con parole chiare e solenni per evitare che molti italiani, e noi tra questi, considerino un “nemico” chiunque si azzardi a togliergli questa qualifica conquistata a due passi dalla morte, con parole che ebbero un significato profondo anche se il paese non seppe ascoltarle ed accoglierle con il calore che sarebbe stato necessario.
lunedì, ottobre 18, 2004
Dopo le polemiche su Toni Capuozzo, rileggiamo le sue opinioni dalla puntata di Terra del 3 ottobre 2004
Il ritorno a casa, a volte, è un sollievo amaro. No, non per quello che dichiarano le due Simona. Su questo bisognerebbe essere chiari: hanno il diritto di dire quello che vogliono, ed è persino piacevole sapere che sono tornate a essere quelle di prima, che il sequestro non le ha piegate, non ha cambiato il loro modo di vedere il mondo, o che sono riuscite a sfuggire ai fantasmi aggrappandosi alle vecchie abitudini, come per un riflesso automatico: sono sempre io, sono le stesse di sempre.
I segreti non sono nel sequestro, che è perfino una storia piccola, con qualche casualità, e troppi padri nella vittoria, quando la sconfitta di Baldoni non ebbe neppure una madre. I segreti stanno dopo, in quel mondo che appare semplice, allo sguardo abbagliato di chi solleva il velo, ma anche allo sguardo storto di chi il velo non lo ha mai messo, tocca sempre agli altri, o alle altre.
Il segreto è una parola d’ordine, una giaculatoria di appartenza, come quelle frasi che sono il cemento delle sette, americane oppure orientali, qui non importa. Dice la formuletta: terrorismo no, resistenza sì. Nel bollettino di guerra forse vuol dire autobomba contro il convoglio americano, ok, il prezzo è giusto, autobomba contro le reclute in fila, insomma vediamo, autobomba contro i bambini e le caramelle, errore, forse succede, sequestro di Quattrocchi, bèh se l’erano cercata, sequestro di civili: se sei innocente ti liberano, certo il sequestro di civili non va.
lunedì, ottobre 11, 2004
Le elezioni in Afghanistan: che meravigliosa notizia
Certo, le prime elezioni afghane hanno avuto molte difficoltà e si sono svolte nella paura, però hanno segnato un punto di svolta che resterà per sempre indelebile.

Queste elezioni sono state l'Undici settembre per i terroristi. Da qui non si tornerà più indietro.
Il coraggio di John
Ci stiamo pericolosamente abituando ad ogni orrore.
Quarto mandato consecutivo per il primo ministro australiano John Howard.
Il partito conservatore del premier si è aggiudicato in modo netto le elezioni in Australia, con un risultato che è andato al di là delle previsioni. Dura sconfitta per i laburisti, che avevano contestato soprattutto la partecipazione dell'Australia alla guerra in Iraq.
La prima conferma elettorale che si scontra con il pensiero unico! Bravo John Howard, il tuo coraggio è stato ricompensato.
sabato, ottobre 09, 2004
In memoria di Pat Tillman

Il peccato originale con il quale ogni persona nasce è quello di non aver deciso né il come né il dove nascere. Il fatto di nascere qua o la è una mera estrazione a sorte di fronte la quale tutti noi siamo stati impotenti. Quante volte mi sono chiesto perché sono nato in questa famiglia, perché ho vissuto con certe cose, ho visto certe cose, ho affrontato certe cose. Se siamo sinceri forse ognuno di noi almeno una volta nella vita si è posto la mia stessa domanda. Perché?
Se siamo d’accordo che tutti nasciamo all’inizio impotenti, con il crescere, con il passare degli anni dovremmo acquisire i mezzi e gli strumenti per cercare di cambiare le cose che attorno a noi sono malsane, che avvelenano il nostro vivere, che sono come un cancro per la nostra felicità.
Cresciamo e capiamo che abbiamo i mezzi per poter fare qualcosa, ma proprio in quel momento la soluzione non ci è poi così tanto semplice, la nostra mente capisce che non esiste e non esiterà mai una soluzione perfetta ai nostri problemi, che qualunque cosa noi decidiamo di fare, non è mai la cosa migliore, non potrà essere mai la cosa migliore, al massimo potrà essere la decisione meno pessima che potremmo saper prendere! “La meno peggio!”
A volte il limite umano è davvero grande e insormontabile, il non essere gli unici protagonisti delle nostre scelte è un macigno a volte davvero logorante, ma questa è la realtà alla quale dobbiamo pur dare una risposta.
Il fatto di essere umani e pensanti con dei sentimenti, mette dei freni a quelle che potrebbero risultare le soluzioni più efficaci, queste caratteristiche mettono dei paletti alle scelte, delle barriere ai risultati, toglie un po’ di ossigeno alla potenziale felicità.
E allora arrivati a questo punto che fare?
Tutti abbiamo i nostri problemi, più o meno grandi, con i quali tutti i giorni ci confrontiamo, cerchiamo di andare avanti, di tenere la testa alta. A volte avere la certezza di non essere fonte di problema per gli altri non è una liberazione, anzi. La vita umana non ha mai distribuito nella sua millenaria storia le stesse responsabilità a tutti, molti di noi si sobbarcano anche una responsabilità nei confronti di chi gli è vicino, qualcuno che non ha mai avuto un minimo senso di responsabilità. Questo è un peso perché ci fa portare rispetto anche a chi rispetto non ne porta, ci fa dare anche a chi non sa ricevere e minimamente ridare quel che ha ma che non meriterebbe minimamente, se si agisse con la massima razionalità.
Ho in ogni modo sempre pensato che nulla avviene per caso, per scherzo, per semplice statistica. Saper dare a chi è capace di restituire sarebbe troppo facile, tutti sarebbero in grado di poterlo fare. La cosa importante è quella di avere un cuore puro nel dare senza misura, non aspettandosi nulla in cambio. Questo aspetto è già difficile da scrivere qui in questa pagina, figuriamoci saperlo vivere in ogni giorno della nostra vita.
Speriamo di non rimanere soli, e di avere il coraggio di rivolgerci a Chi non ci lascia mai!
In memoria di Pat Tillman
Sulla cultura e sulla capacità di trasmettere la conoscenza
Io, lo ammetto, dall’alto della mia presunzione, quando mi viene dato un consiglio, per rispetto lo ascolto, ma in genere non condivido quello che mi viene detto, forse perché di cose a volte me ne vengono dette fin troppe.
Einstein dice una cosa che può colpire in profondità, in sintesi afferma che noi giovani dobbiamo avere un infinito rispetto per il lavoro di chi ci ha preceduto, dobbiamo conoscerlo e se possibile migliorarlo e trasmetterlo a chi verrà dopo di noi. Da mortali, per mezzo di questa opera diveniamo una sorta di immortali.
Diciamo pure che questo pensiero del matematico tedesco non è in apparenza di difficile comprensione come la sua famosissima legge della relatività, ma rileggendola bene mi lascia ugualmente esterrefatto per diversi motivi.
Primo fra tutti è difficile comprendere come moltissimi grandi uomini hanno speso l’intera esistenza per qualcosa, donando anima e corpo alla realizzazione di un’idea, di un progetto quasi fisse stampato nel Dna. Mi chiedo se l’abbiano fatto per migliorare la condizione dell’umanità o solo per una ragionevole ambizione personale. La risposta è data dalla sete di conoscere, quella che a volta manca. Tale sete porta sia ad una realizzazione personale sia ad una condizione collettiva migliore, ma necessita di una passione così grande da essere in grado di cancellare tutte le difficoltà e le fatiche che si incontrano nel proprio cammino.
L’uomo, spinto dalla passione della conoscenza, si è addentrato nei meandri del Sapere è chissà dove si potrà arrivare in futuro. Questa sua opera merita quantomeno il rispetto di tutti e, come dice Einstein, dobbiamo onorarla, arricchirla e un giorno saperla trasmettere ai nostri figli.
Qui inizia il nostro sforzo e sacrificio a saper mantenere ciò che è stato prodotto nel passato, compito assai arduo, se manca un interesse collettivo a farlo.
La realtà è che ai giovani, come anche ai più adulti, manca l’interesse per quello che ci circonda, non sentiamo il bisogno di recarci a vedere una mostra o di studiare una legge matematica, sapere il percorso di una norma giuridica, conoscere il profondo pensiero di un filosofo.
Questo un po’ deriva dal fatto che ormai pochi ci fanno capire l’importanza dello studio che non deve essere finalizzato solo a trovare velocemente un lavoro come accade oggi, ma come un percorso per diminuire la nostra ignoranza.
E’ doveroso capire che la cultura non si acquisisce avendo uno stipendio più o meno alto, ma è una cosa, forse ancora una delle poche, che si acquisisce se la si vuole davvero.
Oggigiorno la laurea viene valutata solo se può facilitare la ricerca di un buon impiego, e non come un vasto approfondimento di un ramo del Sapere che pochi altri avranno.
Ma dove il denaro è l’unico credo, anche la cultura sarà una funzione del denaro. Pochi vanno a scuola o all’università volentieri per il semplice fatto che non ci rendiamo conto che conoscere cose nuove è già un capitale. Un capitale di enorme valore. Inestimabile valore!
Si studia solo per avere un voto alto o per passare un esame universitario e con questo spirito il passare degli anni vedrà la nostra incapacità di dare un contributo al lavoro della collettività, unicamente perché proprio la collettività non produrrà più niente.
Mi rendo conto che questa visione è molto tragica e un po’ illogica, ma grande ricchezza della civiltà umana è stata fino ad ora quella di saper riconoscere i propri limiti ed errori, per sapere trovare un indirizzo nuovo alla propria esistenza terrena.
Ne saremmo ancora capaci? Cosa riusciremmo a trasmettere ai nostri figli? A noi la risposta.
Intervista a Toni Capuozzo - Libero 6 ottobre 2004
Che cosa c’è? “Un terrorismo straniero, quello di Al Zarqawi per intenderci, che ha messo radici in un terreno fertile; e un terrorismo costituito da ciò che resta del vecchio regime di Saddam. È un terrorismo che funziona. Se ammazzano gli interpreti perché lavorano per gli americani, la gente non fa più l’interprete. Poi ci sono bande armate - io le chiamerei bande di ribelli, di insorti - che non rapiscono e non mettono le autobombe, ma si oppongono con la guerriglia alla presenza degli americani”.
Considerano gli americani invasori. Non uccidono i civili. Tecnicamente sono resistenti. “No, non lo sono. Sono conservatori, sono prevaricatori, vogliono le donne sottomesse, rifiutano l’idea di un Iraq democratico. Vogliono essere la nuova oligarchia dittatoriale”. Dunque solo Quattrocchi è un resistente? “Lui. I dodici nepalesi che aspettavano coraggiosamente e in silenzio la pallottola alla nuca. I cinquemila iracheni in divisa uccisi dai loro connazionali perché collaboravano con gli Usa nel tentativo di dare un futuro al paese. Gli iracheni ammazzati con le bombe mentre erano in fila per reclutarsi. Questi hanno fatto la resistenza, non gli altri. Anche l’inglese in gabbia, in lacrime e terrorizzato, fa la sua resistenza, perché nella sua paura c’è tutta l’umanità che manca ai suoi sequestratori”.
Sono pochi in Italia a pensarla così. “In Italia si giustifica il terrorismo con la fame. Si dice che è la miseria a produrre l’orrore. E la fame dei camionisti turchi assassinati? E la fame di chi si arruola? La fame degli iracheni che lavorano per l’esercito americano? È una fame minore? Più ignobile?”.
Sono obiezioni poco affascinanti in Europa. “L’atteggiamento dell’Europa è incomprensibile. Sembra non abbia altro obiettivo che di godere di un eventuale fallimento di Bush. È un’Europa confusa da quando è caduto il comunismo, pervasa da una grande corrente ideologica fatta di figli di papà, di pauperisti, sia religiosa sia laica, che ha perso la sua bandiera. E allora ha sostituito il vecchio modello del comunismo con un modello alternativo, e sempre a sognare il paradiso. Quando c’era il comunismo si diceva, disillusione dopo disillusione, che il comunismo poteva essere qualcosa di diverso da Stalin, poi da Mao, poi da Pol Pot. Ma il comunismo diverso non è mai arrivato. Ora si sogna un mondo ancora più indefinito, ancora più inesistente”.
Beh, l’Islam è un mondo molto concreto. “Certo, un mondo nel quale è stato proiettato incredibilmente il sogno di una terra promessa. Ma dove? Nella tirannide talebana? Nelle donne seppellite nel burqa? E questo sarebbe l’altro mondo possibile predicato dai no global? Stando in Iraq mi sono ripromesso, come sempre, di raccontare fatti. Penso che prima di farsi un’opinione si debbano conoscere i fatti. Invece molti incasellano fatti partendo dalle opinioni. Della terribile vicenda del povero Baldoni, per esempio, o di quella delle due Simone si è discusso per giorni delle dinamiche del sequestro, delle anomalie, come se l’unico obiettivo fosse quello di dimostrare che erano stati gli americani, i servizi deviati, la Cia. Per dimostrare che tutto il male del mondo è roba loro”.
Siamo al solito antiamericanismo? “Certo, non è cambiato nulla. Sei sei antiamericano va bene qualsiasi cosa tu faccia. Anche se sgozzi, sequestri, metti a fuoco Bagdad e Gerusalemme. Magari non ti giustifiano ma ti capiscono. A parte il fatto che poi, se arriva un americano che corrisponde al loro ideale, lo idolatrano. Michael Moore è stato trasformato in un nuovo Orson Welles, Kerry in una specie di Kennedy “ .
Spesso il terrorismo viene equiparato ai bombardamenti americani. “È così. Se gli americani bombardano un covo di estremisti fanatici, le tv ci mostrano i civili e ci dicono che questo è l’orrore. Non ci dicono che i terroristi non vivono nelle caserme, ma in mezzo alla gente, in una palude in cui è impossibile muoversi con certezza. Non mi piacciono i cosiddetti “danni collaterali”. Ma non sono terrorismo”.
Il terrorismo paga? “Arafat ha vinto il Nobel per la Pace con il terrorismo. Della questione palestinese nessuno sapeva nulla sinché i palestinesi non cominciarono a rapire, dirottare, uccidere. Allora in Europa siamo diventati tutti tifosi della Palestina e di Arafat”.
Che cosa ha di diverso la protesta no global da quella vostra, degli anni Settanta? “Beh, la nostra contestazione aveva in sé una carica di violenza che, per fortuna, non vedo oggi. Però le battaglie della sinistra ora sono simboliche, evanescenti, vacue. Dicono no al rimpatrio di seicento clandestini sbarcati a Lampedusa ed è una cosa insensata, contraddittoria. Secondo questo ragionamento, dovremmo organizzare noi dei ponti aerei e portare in Italia non seicento clandestini, ma seimila.
E perché non sei milioni? O sessanta? Insensato “ .
Lei dice che non si deve prendersela con le due Simone. “Perché sono due militanti. Lo sapevamo e non dovevamo dimenticarlo. Perché poi si resta delusi. Dovremmo anzi essere felici che un’esperienza simile non le abbia cambiate”.
Però è stato molto più severo con “Un ponte per...”, l’organizzazione che le ha mandate in Iraq. “Semplicemente mi sono chiesto dov’erano quando Saddam sterminava a migliaia gli sciiti e i curdi. Dov’erano quando Saddam utilizzava ghigliottine a sei posti per decapitare sei oppositori contemporaneamente. Non sono mai stati campioni di libertà. Per lavarsi la coscienza portavano le medicine ai bambini, che era come aprire una farmacia ad Auschwitz. Hanno sceso i gradini di un abisso morale. Sono brava gente con la doppia morale”.
Che cosa pensa dei suoi colleghi che raccontano un’altra guerra? “Non penso niente. Io penso a me. Certo,mi rendo conto di suscitare scandalo, perché ho una storia di sinistra e vedo e racconto cose diverse da quelle che raccontano i Giulietto Chiesa o le Gruber. Sono stato criticato anche per come ho reso i fatti del G8 a Genova, ma pazienza. Del resto non l’ho inventata io la foto con il povero Giuliani che sollevava l’estintore, con il povero Placanica armato e con gli occhi terrorizzati, e con le travi buttate dentro alla sua camionetta”.
Lilli Gruber ha mollato il giornalismo e il giorno dopo era candidata per l’Ulivo. “Sono d’accordo con il suo ex direttore, Clemente Mimum: avrebbe fatto bene quantomeno a lasciar passare un po’ di tempo”.
Comunque si è candidata dopo averci parlato per mesi, da Bagdad, della guerra. È legittimo dubitare della genuinità del suo lavoro? “Sì, lo è. Ma non ne farei un dramma. Purtroppo la gente ascolta soltanto quello che vuole sentirsi dire. Se viviamo di pregiudizi la colpa non è soltanto della stampa. Tutta l’Europa è molle e impreparata. Il pensiero ribelle è diventato il conformismo più totale. Quando un grande anticonformista come Montanelli si è adagiato, per una volta, al pensiero corretto dominante, si è guadagnato gli applausi di tutti i suoi vecchi avversari”.
Un’ultima domanda. Che sarà dell’Iraq? “Io rimango ottimista. Se andrà bene, come penso, il processo sarà lunghissimo e doloroso ma in Iraq si produrrà un circolo virtuoso che fa paura a molti. Una democrazia in Medio Oriente è qualcosa di straordinariamente eversivo”.
Sembra un neoconservatore, un consigliere di Bush. “Non ragiono su basi di appartenenza. Ragiono sui fatti. I fatti dicono che in Iraq sono nati più di cento giornali. La gente ha la libertà di manifestare e di bruciare le bandiere in piazza. E quando si assaggia la libertà, poi è molto difficile tornare indietro e rinunciarvi”.
Tratto da "Libero" del 7/10/2004
venerdì, settembre 10, 2004
Il Ginepro...
E’ anche un arbusto sempreverde, caratteristica che noi uomini vorremmo tanto avere, invece siamo ancorati al passare delle stagioni nei nostri pensieri e nelle nostre azioni.
Il ginepro ha poi foglie aghiformi, un po’ come tutti noi, che andiamo in varie direzioni, ma con il nostro agire costruiamo un’unica foglia.
Produce frutti, il ginepro, che vengono talvolta usati in medicina oppure in cucina. Anche noi siamo in grado di produrre frutti? Beh, direi che anche noi produciamo dei buoni frutti, ma produciamo anche dei pessimi frutti, che ci stanno consumando!
Il ginepro infine vive in Europa, ne respira l’aria, le sue tradizioni, i suoi valori, la sua cultura. Ed è anche ben piantato nella sua fertile terra, il ginepro.
In questo tempo, ci stiamo davvero dimenticando cosa vuol dire essere un ginepro!